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The Social Dilemma, il documentario che demolisce i social network

Pubblicato su Netflix il 9 settembre 2020, “The Social Dilemma” è un docu-film che esplora lo sviluppo dei social media focalizzandosi sugli effetti devastanti di Facebook, Instagram, Twitter & co. sulla società contemporanea. A distanza di 10 anni dall’uscita del film “The Social Network“, la storia di Facebook e del suo inventore Mark Zuckerberg, oggi “The Social Dilemma” è una denuncia sociale sulla dipendenza che generano le app inventate al fine di sfruttare le nostre vulnerabilità psicologiche e renderci così dipendenti da internet.

Il regista di The Social Dilemma, il 36enne Jeff Orlowski, dà la parola alle giovani menti della Silicon Valley che hanno contribuito a creare modelli di business, algoritmi e interfacce. Ingegneri informatici di Google, Facebook, Twitter, Instagram, Pinterest che, mossi da sensi di colpa, svuotano il sacco su queste piattaforme che lavorano per creare dipendenza, e spiegano cosa si nasconde dietro un like, un post, un commento e l’incessante bisogno di scrollare il proprio feed per ore. Un algoritmo studiato alla perfezione per invogliarci a rimanere connessi per il maggiore tempo possibile. Il tutto senza che ce ne rendiamo conto, è tutto un lavoro psicologico, tutti siamo user, utenti in italiano, di queste app, ma il termine user in inglese è usato anche per indicare chi è dipendente dalle droghe: “Ci sono solo due settori che chiamano il cliente user: le droghe illegali e i software”, dice l’esperto di statistica statunitense Edward Tufte.

Mettere like o cuoricini ormai è una droga, e come tutte le dipendenze genera anche tragedie, la generazione Z (quella subito dopo i Millenials, dipendenti dalla tecnologia) è stata la prima ad essere vittima di questa dipendenza inconsapevole con un aumento dei suicidi significativo. È una generazione, spiega The Social Dilemma, che ha perso il contatto con la realtà, che non prende più la patente perché non ricerca quel tipo di autonomia e non si avventura in serate romantiche per il timore di fallire; una generazione isolata nella propria bolla social dalla quale è oramai dipendente.

“La velocità di elaborazione dei computer è cresciuta dal 1960 mille miliardi di volte, quella di un’auto è al massimo raddoppiata” spiega l’ingegnere informatico Tristan Harris. E su questa velocità si basano le strategie di marketing, che hanno come obiettivo quello di inquadrare e determinare i comportamenti umani. Più restiamo collegati a un social media, più gli introiti della piattaforma aumenteranno, del resto “Se il prodotto non si paga vuol dire che il prodotto sei tu”.

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