Life

Smart working: i rischi di lavorare da casa

Lo smart working oggi è fondamentale. Si sta dicendo da settimane che per scongiurare un lockdown totale è arrivato il momento di eliminare il superfluo. In altre parole tutto quel contorno di attività non necessarie da sacrificare oggi per tornare a farle domani. Il lavoro in presenza, per milioni di persone, è tra queste. Pallini verdi e spunte blu stabiliscono la nostra disponibilità, sostituendo la presenza fisica nel mondo reale. Ma qual è il prezzo che stanno pagando i lavoratori trasferendo il loro impiego dall’ufficio a casa? 

Se c’è un problema con lo smart working, esso non è la sua improduttività, ma l’esatto contrario: che si trasformi in un modo per far lavorare sempre. Il rischio, cioè, è che in assenza di fasce orarie e finestre di apertura e chiusura degli uffici, i dipendenti si ritrovino a causa delle richieste dei propri superiori in una situazione di connessione perenne, con la vita lavorativa che finisce per rosicchiare tempo ed energie alla vita privata. Il problema del lavoro da casa è dunque la sua degenerazione stakanovista, non la sua presunta improduttività.

La modalità che si tende ad assumere, non uscendo, è quella di procrastinare il momento di alzarsi, lavarsi, vestirsi, rifare il letto e rassettare la casa. Diminuiscono gli stimoli esterni e con loro anche la nostra voglia di attivarci, portandoci spesso a sperimentare un senso di insoddisfazione generale. È come se ogni giorno nutrissimo il nostro malcontento con noia e trascuratezza, alla quale si aggiungono tutte le problematiche del lavoro. Ma senza il supporto dei colleghi con il quale scambiare quattro chiacchiere e un caffè. Vediamo quali sono le problematiche alle quali siamo maggiormente esposti nel lavorare da casa.

Leggi anche:  Vacanze all'estero? Si può partire per motivi di turismo ma...

Disturbi d’ansia

La mancanza di stimoli esterni, che siano sociali, quindi rappresentati dall’assenza dei colleghi, o ambientali, come il luogo di lavoro, può creare uno spazio mentale che non siamo soliti gestire. Possiamo definire questo “spazio” come una sorta di “vuoto” che il soggetto tende a riempire con nuovi stimoli.

Disturbi dell’umore

La mancanza di confronto con colleghi e amici può sollecitare nella persona un vissuto di isolamento e solitudine che spesso si può tradurre in sintomi quali: abbassamento del tono dell’umore, riduzione dell’interesse verso le normali attività, difficoltà di concentrazione, senso di fatica, calo dell’energia, cambiamenti nell’appetito, difficoltà di addormentamento e pensieri auto-critici.

Senso di invasione

La difficoltà a scindere la vita privata da quella lavorativa, può provocare nella persona un senso di costrizione e angoscia. La mancanza di limiti e regolamentazione crea confusione nel lavoratore, attivando in lui un senso di stress e precarietà, maggiore rispetto al lavoro in presenza. Questa dinamica si traduce infatti nell’ossessione di dover essere sempre online e di rispondere più rapidamente a mail e messaggi, terminando la giornata anche ben oltre le otto ore canoniche.

Leggi anche:  Susanna Chiarcosso Sironi "a quasi 40 anni ho cambiato vita"

Il tuo contributo farà la differenza. LeggoAlgarve sei anche tu. Grazie per il supporto.

Leave a Reply

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *