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L’incendio di Pedrógão tre anni fa, la tragedia tra ricordi e attesa

Il 17 giugno sarà per sempre il giorno dell’anniversario del devastante incendio di Pedrógão Grande, quando morirono 66 persone, molte delle quali lungo le strade mentre cercavano di scappare da quello che è passato alla storia come il più grave incendio nel Portogallo. Tenne tutto il mondo con il fiato sospeso e fu sconfitto solo grazie al coraggio dei pompieri, che lottarono per 7 interminabili giorni, vedendo morire un loro compagno e feriti altri 12, di cui 4 porteranno le cicatrici per il resto della vita. Un bilancio finale terribile: 66 morti, 254 feriti, oltre 500 case distrutte, 50 aziende azzerate in un’area bruciata pari a 46000 campi di calcio. 

Oggi la vita continua, partendo da zero, con gli abitanti fortemente impegnati sul fronte della ricostruzione, ma col peso addosso della lentezza della macchina politica e burocratica, nel continuo rimpallo di responsabilità e inefficienze tra i vari livelli istituzionali. “Le cause di quanto successo nel 2017 – come ha spiegato uno dei sopravvissuti – devono ancora essere accertate, la “bestia” ci ha portato via vite, bruciato beni e ricordi e abbiamo oggi scoperto una burocrazia che insulta le vittime e che neanche la continua pressione dei Comuni coinvolti sono ancora riusciti ad accelerare”.

Si rischia lo spopolamento totale e chi rimane ha lo sguardo spento dalla tragedia. Ci sono persone che vivono in una roulotte con qualche vestito e null’altro. Giovani che hanno perso il lavoro e hanno poche speranze di trovarne uno. Nonni che hanno visto morire i nipoti. Anziani con 365€ di pensione che hanno mogli o mariti che ancora devono ricorrere a cure ospedaliere continue per le ferite dell’incendio. E’ stata una tragedia infima, che ha colpito laddove la miseria e la povertà erano regnanti. Persone che hanno combattuto le fiamme per salvare tutto quello che potevano, le uniche cose che possedevano: le galline, le capre, il loro raccolto di patate. Persone che oggi dicono che era meglio morire subito, tre anni fa, piuttosto che sentire la morte lenta dentro che ti divora, perché si è rimasti soli e non vi è più alcuna speranza.

Occorre un progetto di visione per il futuro di queste aree, servono aiuti concreti certi e rapidi. Il Presidente della Repubblica in visita nel giorno dell’anniversario della tragedia dice: “l’unico modo per sbloccare questa situazione è lo sviluppo sociale ed economico di questi territori. Ora la pandemia causerà ritardi, ma non è una battuta d’arresto. Abbiamo imparato che le reazioni dovrebbero essere più rapide e dobbiamo riconoscere che c’è molto altro da fare per la compattezza territoriale”. Marcelo Rebelo de Sousa ha rimarcato il ruolo del Parlamento negli ultimi tre anni nel rivedere la legislazione su diversi punti, in particolare nella materia relativa ai boschi, sulla base di un’esperienza “del passato, del presente e del futuro”. Inoltre, il capo dello stato non ha dimenticato la capacità preventiva di protezione civile ed ha sottolineato che la tragedia ha consentito ai portoghesi di comprendere meglio “le conformazioni del territorio nazionale”.

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