Saudade parola dell’anno 2020
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La parola dell’anno 2020 non poteva essere altro che questa

Saudade è la parola dell’anno 2020. C’erano pochi dubbi, ma ora è arrivata anche la notizia ufficiale. “Saudade” è la parola scelta attraverso “Palavra do Ano” l’iniziativa di Porto Editora, la corrispettiva portoghese della Treccani italiana. Si è detto molto sull’atipicità dell’anno 2020, definendolo come uno stato di stasi collettiva, dove quasi tutto ciò che costituisce la normale vita pubblica è sospeso. Ognuno di noi sa quanto la pandemia gli abbia lasciato un segno nella propria vita individuale e collettiva. Per noi tutti uno degli aspetti, in cui questo impatto è stato più profondo, è nel rapporto affettivo, personale e sociale: famiglia e amici che si vedono solo a distanza, nel tempo in cui viaggi, attività ludiche e momenti di convivialità restano sospesi. Forse è per questo che i portoghesi hanno scelto “saudade”.

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Ma cosa significa saudade?

Per afferrare il significato di questa parola spesso associata all’animo portoghese, e che resta senza una traduzione specifica in altre lingue, chiamiamo in causa, questa volta la nostra Treccani, e citiamo l’interpretazione dei massimi maestri dell’Istituto della Lingua Italiana: “Saudade -parola portoghese- esprime sentimento di nostalgico rimpianto, di malinconia, di gusto romantico della solitudine, accompagnato da un intenso desiderio di qualcosa di assente, in quanto perduto…”.

Porto Editora lanciò per la prima volta nel 2009 l’iniziativa di votare online la parola dell’anno, attraverso un sito dedicato. Lo scorso anno dei circa 40mila utenti internet che hanno partecipato a questa votazione, avvenuta dall’1 al 31 dicembre, il 26,8% ha scelto “saudade”. Secondo, non troppo distante, la parola “COVID-19”, con il 24,4%, seguita da “pandemia”, con il 17,03%.

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Quindi la parola dell’anno 2020 è “saudade” e succede a “violência (doméstica)” scelta come “Palavra do Ano” del 2019. Continuando poi a scorrere la top the best of delle parole chiave che rappresentano mentalmente l’anno abbiamo “enfermeiro” del 2018, “incêndios” del 2017, “geringonça” del 2016 [intesa come cosa poco credibile o poco funzionale n.d.r.], “refugiado” del 2015, “corrupção” (2014), “bombeiro” (2013), “entroikado” (2012), “austeridade” (2011), “vuvuzela” del 2010 [ricordate i mondiali in Sud Africa? n.d.r.] ed “esmiuçar” [inteso come analisi minuziosa n.d.r.] del 2009.

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