Life

I grandi marchi dei centri commerciali si appellano al governo

In questo contesto di stato di emergenza in un universo che copre vari settori, dalla moda alla ristorazione, a porte chiuse e senza fatturare, più di 90 marchi, sostengono che sia diventato impossibile “pagare gli affitti corrispondenti al periodo in cui sono stati chiusi”, e che quindi è “obbligatorio trovare un punto di equilibrio per i primi mesi dopo l’apertura “, tenendo in considerazione che gli studi di settore indicano un calo dei consumi, ed un conseguente calo di fatturazione che raggiungerà il 70% dopo la riapertura, prevista per il 1 giugno. 

Abituati a competere tra loro nei corridoi dei centri commerciali portoghesi con oltre 2.100 negozi si trovano in questo momento tutti nella stessa situazione di “crisi economica” a causa della pandemia da Covid-19. Uniti nell’associazione dei marchi al dettaglio, hanno deciso di scrivere al ministro di Stato, economia e transizione digitale, Pedro Siza Vieira, chiedendo la “consacrazione di un regime eccezionale” per i rapporti contrattuali con i centri commerciali, al fine di poter sopravvivere.

Così, questa associazione che riunisce nomi di marchi nazionali ed internazionali come Ana Sousa, Ale-Hop, Laranjinha, Casa Batalha, Dielmar, Foreva, Geox, Lanidor, Loja das Meias, Sacoor, Science4You, Padaria Portuguesa, Starbucks, Swarovski, Tiffosi o Toys’r’Us, propone una “condivisione dei sacrifici” tra locatari e proprietari e utilizza l’argomento dell’occupazione come risorsa: “quanto maggiore è il sostegno che gli affittuari possono ricevere in questa fase, maggiore sarà il numero di posti di lavoro salvati”.

Aggiungono che possono essere in causa almeno 20 mila posti di lavoro, considerando che l’universo dell’associazione rappresenta 100 mila posti di lavoro diretti e l’insieme di marchi nella stessa situazione raddoppia questo numero. “E i licenziamenti significheranno meno entrate fiscali e maggiori oneri per lo Stato”, ricordano i marchi nel loro appello di “mediazione del governo nel tentativo di trovare una situazione equilibrata”.

Per questo gruppo di società, è chiaro che il differimento del pagamento degli affitti in base ai contratti non residenziali significa che dovranno essere pagati retroattivamente e ciò comporta “un grave squilibrio nei rapporti contrattuali tra proprietari e locatari nel settore commerciale della vendita al dettaglio”.

Nel pacchetto di proposte presentate, chiedono che venga istituito un regime giuridico eccezionale per tali rapporti contrattuali che consenta agli affittuari di rescindere i contratti di locazione fino al 31 dicembre senza alcuna penalità nel caso in cui non si raggiunga alcun accordo tra le parti sull’adeguamento di tali contratti rapportati alla nuova realtà.

Chiedono inoltre che non si attuino sfratti dovuti dal mancato pagamento degli affitti corrispondenti ai mesi di chiusura a causa dell’imposizione della pandemia. Allo stesso tempo, suggeriscono una moratoria sul regime di adeguamento degli affitti assicurando che non vengano aggiornati nel 2020 e nel 2021.

Leave a Reply

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *