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Giovani attivisti portoghesi per il clima portano in tribunale 33 stati

La Corte europea dei diritti umani di Strasburgo accoglie in via prioritaria la richiesta avanzata da sei giovani attivisti portoghesi. Catarina (20 anni), Cláudia (21 anni), Mariana (8 anni), Sofia (15 anni), André (12 anni) e Martim (17 anni) hanno fatto ricorso contro 33 stati, membri del Consiglio d’Europa (tra cui l’Italia), accusandoli di violare i loro diritti.

“I nostri diritti sono stati violati non rispettando l’accordo sottoscritto a Parigi nel 2015, non rispettando gli impegni assunti con quella firma durante la Cop21”. La Corte lo ha pertanto comunicato ai governi chiamati in causa, invitando ciascuno a rispondere alla denuncia entro la fine di febbraio 2021 e dando così inizio alla fase processuale.

Giovani attivisti portoghesi

Nella loro denuncia, i giovani attivisti portoghesi affermano che i 33 stati, non stanno rispettando gli impegni assunti per concorrere ad un deciso taglio delle emissioni inquinanti. “Azioni necessarie per salvaguardare il futuro dei giovani richiedenti”.

Dei sei ragazzi, quattro provengono dalla regione di Leira, spesso colpita da gravi incendi boschivi che hanno ucciso più di 120 persone. L’incendio del luglio del 2017 ha provocato il terrore nella vita dei giovani”. Nell’accusa si legge che “a seguito di quell’incendio fu chiusa la scuola di Martim”.

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Giovani attivisti portoghesi

Gli altri due ricorrenti, Sofia ed André, vivono a Lisbona. Nell’agosto del 2018, durante l’estate più calda degli ultimi novant’anni, è stata stabilita una nuova temperatura record di 44 °C. “Queste ondate di calore – scrivono gli avvocati – hanno interferito con la capacità di questi ragazzi di fare esercizio, di trascorrere del tempo all’aperto e di dormire correttamente”. André, 12 anni, ha detto che spera che il caso dia “il riconoscimento della voce di una generazione”. Vive con grande ansia e crescente paura di catastrofi in arrivo, ma è anche una generazione che ha tutta la speranza che le cose cambino”.

Secondo la ONG, la Corte ha dato priorità alla denuncia per “l’importanza e l’urgenza delle questioni sollevate”. “Poiché la stragrande maggioranza dei casi portati innanzi alla Corte di Strasburgo non raggiunge questa fase”, dichiara l’associazione. “Questa decisione rappresenta un primo passo importante verso un possibile processo storico sul cambiamento climatico”. L’obiettivo è quello di ottenere dalla Corte una decisione legalmente vincolante, che imponga ai governi in Europa di intraprendere le azioni non intraprese finora.

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