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Amália Rodrigues e l’Italia, un amore che brilla

Se si pensa alla musica portoghese, il primo genere che viene in mente è sicuramente il fado. Fernando Pessoa sosteneva che “Il fado non è né allegro né triste, è la stanchezza dell’anima forte, l’occhiata di disprezzo del Portogallo a quel Dio in cui ha creduto e che poi l’ha abbandonato: nel fado gli dei ritornano, legittimi e lontani”. L’interprete di maggiore rappresentatività del fado, la sua ambasciatrice nel  mondo, è lei e soltanto lei, Amália Rodrigues: la voce e l’anima forte e stanca del Portogallo.

Il 23 luglio 2020 ricorrono i 100 anni dalla nascita della Regina del Fado: così era soprannominata, per l’appunto. Amália Rodrigues era nata a Lisbona in un giorno imprecisato di luglio del 1920. Il numero cospicuo dei figli della famiglia Rodrigues era tale da far passare pressoché inosservata questa nascita. Lei preferiva festeggiare il 1 luglio. A 12 anni è costretta ad abbandonare la scuola, Amália è relegata alle faccende di casa, ma la passione per il canto la porta a cantare sempre, anche per strada, ovunque. Sul molo di Cais da Rocha, un giorno al mercato, qualcuno nota il suo particolarissimo timbro di voce. Partecipa e vince alcuni concorsi canori. Nel 1939 comincia ad esibirsi professionalmente, dando inizio alla sua clamorosa carriera.

Del nostro Paese disse durante un’intervista: “Sono stata moltissime volte in Italia, non c’è dubbio che è uno dei paesi in cui sono stata meglio. Ci andai la prima volta nel 1970 e nacque un’attrazione che non è mai finita”. Infatti nel gennaio del 1970 sbarca in Italia, dapprima a Roma, al teatro Sistina e poi a Milano, al teatro Lirico: è un trionfo. Amália Rodrigues ama il pubblico italiano ed il pubblico italiano ama lei.

Milano e Roma poi Perugia, Bologna, Napoli, Torino, Palermo e Catania in quegli anni Amália gira il bel paese a ritmi sostenuti, ovunque si esibisce le viene riservato sempre lo stesso affetto. Ha cantato la nostra musica popolare, i grandi classici, in dialetto, come “Vitti na’ crozza”, “Ciuri Ciuri”, “Maremma”, “La tarantella”, “O mia bela madunina”. Nel 1973 incide l’album Amália em Italia “A una terra che amo” contenente esclusivamente canti appartenenti al popolo e alle tradizioni regionali italiane. Verrà riprodotto nel 2017 aggiungendo altri due dischi con i live di  Roma, Milano, Catania e Palermo registrati tra il 1973 e il 1976.

Si spegne nella sua Lisbona il 6 ottobre 1999. Il Portogallo si ferma per tre giorni di lutto, centinaia di migliaia di persone piangono e il giorno del funerale scendono in strada per porgerle l’ultimo saluto. Riposa ora nel Pantheon a Lisbona, accanto alle grandi figure Portoghesi. Durante la sua carriera pubblicò 150 album vendendo più di 30 milioni di copie in tutto il mondo, un numero 3 volte la popolazione del Portogallo.

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